Due giorni a Bologna

bologna salaborsa

Due giorni colazione pranzo e cena su una terrazza in vista delle due torri: ma proprio in vista vista vista vicinissime, loro e le cupolette verdi della chiesa dei santi Bartolomeo e Gaetano. La sera c’era anche la luna, e i lampioni e i tortelloni! Il tagliere con una mortadella di cui l’altro che era con me, perché a Bologna nei nostri due giorni eravamo in due, ha detto: ‘non mi avevi mai detto che la mortadella è tanto buona!’. È vero non lo avevo mai saputo.

E mentre lui, l’altro era impegnato in una università, che poi dire università a Bologna è come dire Vesuvio a Napoli, io sono entrata in tante chiese e ho camminato tra santo Stefano e san Domenico fino a san Petronio da dove sono entrata in o forse dovrei dire nella Salaborsa.

La sua fama mi era già giunta e sapevo che è una biblioteca libera, come dovrebbero esserlo tutte e come lo sono anche in alcuni altri posti; ma troppi anni di vita a Roma mi hanno fatto riassaporare la libertà –sentendone la stranezza– di aggirarmi con il mio zaino tra gli scaffali. Mi hanno fatto sembrare di nuovo strano – poter mangiare e chiacchierare. E mi è anche parso strano il loro modo di classificare i libri… 500 per loro indica la narrativa contemporanea; però che bello vedere: Adichie, Amado, Ammaniti. Una universalità che non riconosco, ma mi hanno detto che è diverso per i libri e i manoscritti antichi. E ancora non ho detto che nella piazza centrale della Salaborsa, dove c’è il bar e tanti tanti tavoli per le informazioni e tutti sono solerti e pronti a accogliere rispondere indirizzare aiutare. E ancora in quella piazza si cammina sulle vetrate e si intravedono pezzi di mura antiche. E le mura sotterranee, e come poteva essere altrimenti? Si possono visitare, accompagnati da una guida orgogliosa di raccontare la storia degli scavi di vie, case e cisterne, e altre costruzioni da duemila anni fa fino all’inaugurazione del 2001.

E quando esco e vado verso le due torri e una mi sembra altissima e possente e l’altra piccola mi stupisco di quanto viste da sotto sembrino quasi uguali, e penso ai giochi di prospettiva consapevoli e non di certi architetture.

E dico tra me e me: ma quanto è bella l’Italia? Ma quante belle città ci sono in Italia?

Ritrovo il mio compagno di viaggio, non ha più impegni fino alla partenza del treno. Abbiamo ancora tre ore a Bologna, decidiamo di passarle al terzo piano della Salaborsa, seduti su poltrone con vista sul soffitto a cassettoni… ci sembra di toccarlo con un dito.

bologna salaborsa

cielo

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Abbecedario a mia misura — Laura Franco

alba confine col Belize copy

l’aurora illumina talvolta, prima ancora di levarsi

con un palpito rosa, gli oscuri giardini del mondo 

Anna Maria Ortese

A L’Aura antecedente alba altresì aurora. Andare.

B Brasile bambina birichino-di-papà bambole bandite

C Continenti: cambiarli continuamente, conoscerli, conquistarli: chi capirà cosa comporta? Credevi crescere contenta con compagne, compagni, comunità cara, crack crash, crollano certezze, cancellata consueta cerchia carioca. Cancelli chiusi coprire con cenere. Conservare calepini.

D Domande, dovizie di dati. Dislocamenti dolorosi, desideri delusi, dunque disperazione? Distruggiamo dispiaceri: divertimenti distrazioni dovunque. Docili, duttili, diventeremo duali, duplici, dipiù! Domineremo domestiche dantesche diversità

Europa era esotica estranea

F Franco famiglia, figliunicità fastidiosa, fantasticavo felicità fraterna.

G Ginnasio: greco, grammatiche, geometrie, gomme, goniome-tri tri-gonometria, gongolo, gioisco! Ginevra, geografia ghirigori, googlemaps, googleEarth, giramondo gioiosa globetrotter-trotterellante

H Health, harmony, happiness, helpfulness, handwriting: how highly handy Hiberno haitch happens to-be

I Incominciare imprese illimitanti, incredula m’imbatto in impossibilità inventare insiemi infiniti! In Italia invecchio invischiata in irrilevanze, imprigionata in incantesimo incomprensibile. Innamorata idioma illustre, istruito, invidiato: irraggiungibile inimitabile Italiano.

L Laura Lasciai lontano lacrime e luoghi laggiù. Lago Lemano, Los Angeles, Lake Washington, lavorai laboratori luminosi, li lasciai. Languii lungamente lugubri letarghi. Li lasciai. Liberatami liberai liete libellule libranti.

M: Maternità ‘M’ maiuscola. Massimo, marito. Metodo. Mappe mappamondi, mare

N Naufragi…, naufragar m’è dolce

Poesia,

Ops, omisi ‘O’ occhio! opportuno obbedire ordini! Obiettivo? Osservare ottusità occidentali, oltrepassare ombelichi, ondeggiare, ondulare ondivaghi, onorare ombre e ori, omegalfa, origini e orizzonti.

P Paladina paesaggi, penso passeggio perdo pezzi, perseguo perfezione puzzle, provo piacere programmare partenze. Pariniana, palleggio parole, produco pamphlet:

Q Quaranta quaderni? Quasi. Qua, hic et nunc qwerty quotidiana!

R Roma residenza: radiati rinnovi, rimodernamenti, raffinatezze; risplendono rovine.

S Sempre Seattle. Sud, Sudamerica, São Paulo, samba, saudade. Suditalia, Sicilia, Stromboli, sole, sciare, solfatare stufe soffioni. Silenzio.

T Tenerezze tacite, taciute. Traslochi, trasporti, traghetti, trovarsi turisti. Tramonti. Tornare.

U Universo, uomo

V Vanità. Voglia di viaggiare vince

Z Zeta. Zufolo e zibaldone: zaino in spalla.

Punto, partire.

 

Ancor non sono io paga

Di riandare i sempiterni calli

Dimmi, o luna: ove tende

Questo vagar mio breve

Giacomo Leopardi

 

 

 

Per favore puoi andare dal mio vicino?

A Pegaso già sembrava una prigione non avere le ali, quando ha visto un carcere vero ha perso il lume della ragione
2016-05-04 11.rettang

Pegaso carissimo, è un po’ che non ti vedo
Sì perché i leoni ruggiscono più piano man mano che si avvicinano alle prede.
Pegaso che dici? Mi fai paura
Sì perché così le prede pensano che loro si stiano allontanando.
E poi, su Aldebaran, Frank si china per raccogliere un pezzetto di carbone, due iene hanno rovesciato le taniche di acqua, e per terra ci sono le orme dei leoni che ho sentito ruggire durante la notte, lontano da qua vicino a un vulcano sua madre ha dipinto un emù in cielo

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RNM ginocchio dx

Poi piovve dentro a l’alta fantasia

Si sdrai qui ecco così va bene, metta la cuffia perché l’apparecchio fa rumore, stia ferma, questo è un campanello se vuole chiamare basta che prema.

RNM tronchi.jpgLa temperatura era perfetta. La posizione sdraiata dritta rilassata e non occorreva guardare nulla, ho chiuso gli occhi, e ho iniziato a cercare il silenzio della mia mente… poi un suono breve, un altro, un altro e poi silenzio. Ahh ecco: sarà così un po’ di suoni e un po’ di silenzio. Così infatti per due o tre volte. Poi il rumore inizia e non finisce… dura molto cerco di capire quanto. Un minuto? Spesso ho soppesato la durata di un minuto. Riprende, finisce e riprende allora mi concentro sul rumore… è come un toc toc toc molto breve e molto ravvicinato: mi chiedo quanto più frequente del suono del picchio, e mentre cerco di ricordare le sonorità in campagna con le cicale e il picchio già inizio a vedere il verde e i tronchi dritti e altissimi intorno a me il suono si ferma, o cambia non ricordo… ma è diventato come un suono più lungo ripetuto regolare una sorta di alfabeto morse in cui però si usano solo tratti, decine di tratti tutti uguali senza punti e senza soste e mentre già immaginavo una pionieristica stazione del telegrafo che dal sud dell’Australia inviava nel 1870 informazioni sull’avvistamento delle navi nel Oceano del Sud, il suono diventa diverso e penso ai sette sibili lunghi seguiti da uno lunghissimo dell’abbandono nave. Non che mi sia mai capitato di dover abbandonare la nave su cui ero, ma in ogni nave su cui ho viaggiato, ho fatto l’esercitazione e ho sentito i suoni e ho imparato a riconoscerli e ora che non è un’esercitazione ma una stupidissima inutile –sono sicura—risonanza magnetica di un ginocchio, posso fantasticare: sono su una nave: sarà davvero il segnale di abbandono nave? O sono solo in una esercitazione, e posso continuare tranquillamente a giacere a occhi chiusi e sentire il ritmo calmo del mio respiro, ferma ferma, silenzio-rumore-rumore-silenzio. Quanto tempo sarà passato? Che peccato non averci pensato prima; potevo contare fino a mille e avrei saputo che poco dopo darebbe finito. Comincio a contare ora allora, perché no? E poi penso: ma perché non hanno una sveglietta come quella del parrucchiere? Quelle cose da pochi soldi a forma di coccinella, uovo, cappellino o non so cosa molto kitsch, ma che permette di sapere quanto manca? Perché non hanno messo un orologio sul soffitto così uno guarda? Richiudo gli occhi e comincio a contare lentissimamente e mi accorgo che sto per addormentarmi. Forse non sta bene se mi addormento, e allora ripasso le immagini e ripasso la sequenza di immagini: il bosco col picchio, il telegrafo d’antan, in mezzo alla sabbia con i pappagalli in volo, la nave, le scialuppe, e uno scaffale con le svegliette in vendita nei negozi da un euro. Perché detesto andare dal parrucchiere, e qua invece, fantastico felice? Penso alla mescalina, alla musica solida e un po’ rido: tutto questo finisce insieme a suoni, il suono smette, sia apre la porta ritorna l’uomo.

Ecco si può alzare, ma piano aspetti un po’ prima di andare via

E tra me e me penso che vorrei avere un album di foto reali delle immagini solo immaginate.

 

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